Nota seconda
Tenkara, la mosca senza mulinello
Togli dalla pesca a mosca tutto quello che si può togliere. Quello che resta, nei torrenti giapponesi, ha un nome.
La tenkara è il modo tradizionale giapponese di pescare a mosca nei torrenti di montagna. Si riconosce da quello che manca: non c’è il mulinello. La lenza è legata direttamente alla punta della canna, e la sua lunghezza resta più o meno quella per tutta la giornata. Si pesca vicino, in acque strette e veloci, spostandosi a piedi lungo la riva e dentro la corrente.
Si racconta che sia nata come pesca di mestiere, praticata da chi in montagna il pesce lo prendeva per mangiarlo o per venderlo, e che solo molto più tardi sia diventata un passatempo. Fuori dal Giappone si è fatta conoscere in tempi recenti, e oggi ha appassionati un po’ ovunque, Italia compresa.
Tre pezzi, non uno di più
- La canna. Lunga, leggera, molto flessibile in punta. Una volta era di bambù in un pezzo solo; oggi di norma è telescopica, e chiusa sta in uno zaino.
- La lenza. Si fissa a un cordino in cima alla canna. È più o meno lunga quanto la canna stessa, e termina con un tratto di filo sottile, il finale, a cui si lega la mosca.
- La mosca. In giapponese kebari: un amo vestito con filo e una piuma, cioè un’esca artificiale ridotta al minimo. La forma più nota è la sakasa kebari, con le fibre della piuma rivolte in avanti, verso l’occhiello dell’amo, invece che all’indietro: in acqua si aprono e si chiudono a ogni piccolo richiamo, e la mosca sembra viva.
Molti pescatori di tenkara usano pochissimi modelli di mosca, a volte uno solo per tutta la stagione. L’idea è che contino di più il punto in cui la mosca cade e il modo in cui si muove che la somiglianza con un insetto preciso.
Il lancio e la posata
Senza mulinello e con poca lenza, il lancio è breve e si ripete di continuo. La canna fa quasi tutto: un movimento corto all’indietro, uno in avanti, e la lenza si distende. La cosa che si cerca è che la mosca tocchi l’acqua per prima, con delicatezza, e che il resto della lenza ne tocchi il meno possibile. Tenendo la canna alta, la corrente non ha filo da trascinare e la mosca scende naturale.
I punti buoni sono quelli che un pescatore di torrente italiano conosce bene: dietro un sasso, lungo il bordo di una corrente, nella lingua d’acqua più calma in testa a una buca. Spesso l’abboccata si vede, come un lampo o un cerchio sulla superficie, e la ferrata è un colpo breve di polso. Poi non c’è recupero col mulinello: si alza la canna e si accompagna il pesce a mano, o nel guadino.
I pesci sono quelli delle acque fredde e ossigenate di montagna. I nomi che si incontrano più spesso sono yamame e amago, salmonidi dal fianco segnato da macchie scure, e iwana, un salmerino che vive nei tratti più alti. Per semplicità, nel gioco li chiamiamo tutti trote.
Un cugino in Piemonte
Chi conosce la pesca alla valsesiana avrà riconosciuto parecchie cose. Anche lì la canna è fissa e senza mulinello, la lenza è corta e leggera, le mosche sono semplici e si pesca nei torrenti alpini, da vicino. Sono due tradizioni nate lontanissime l’una dall’altra che arrivano a soluzioni simili, e la spiegazione più ragionevole è che il torrente di montagna pone ovunque lo stesso problema: acqua veloce, pesci diffidenti, poco spazio per lanciare.
Le differenze ci sono: nei materiali di una volta, nel numero di mosche montate sulla lenza, nel modo di animarle. Ma lo spirito è lo stesso: portarsi dietro poco e guardare molto.
Che cosa abbiamo tenuto nel gioco
In Tenkara abbiamo tenuto l’essenziale: una canna, una lenza di lunghezza limitata, una sola mosca. Abbiamo tenuto il cerchio sull’acqua come segnale, la corrente che trascina la mosca dopo la posata e la ferrata come gesto separato, breve, da fare al momento giusto. E i rami sopra l’acqua, che nei torrenti veri sono il primo nemico di chi lancia.
È inventato, invece, quasi tutto ciò che è misurabile. I punti, il moltiplicatore e i dieci lanci per tratto servono al gioco, non alla pesca. Il gesto del dito non assomiglia a un vero lancio, e la linea tratteggiata che mostra dove cadrà la mosca, in riva a un torrente, purtroppo non esiste.
Una nota di prudenza: questa pagina non è una guida per andare a pescare. In Italia la pesca nelle acque interne è regolata da norme regionali e locali, con licenze, periodi di chiusura e misure minime: prima di entrare in un torrente, informati sul posto.
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