Glossario
Parole
Una ventina di termini, giapponesi e italiani, che incontri nei giochi e nelle note. Spiegati una volta per tutte.
Le parole giapponesi sono scritte in caratteri latini e in corsivo, senza i segni di vocale lunga. Sono in ordine alfabetico, mescolate a quelle italiane: quando giochi non importa da che lingua arrivi un termine, importa capirlo.
- Abboccata
- Il momento in cui il pesce prende l’esca in bocca. In Tenkara la riconosci dal cerchio che diventa rosso e dalla scritta «Ferra!».
- Demekin
- Varietà di pesce rosso dagli occhi grandi e sporgenti, di solito nera. Nel gioco Kingyo è il pesce più timido e quello che vale di più.
- Ferrata
- Il colpo breve di canna con cui il pescatore fissa l’amo dopo l’abboccata. Troppo presto o troppo tardi, e il pesce se ne va.
- Finale
- L’ultimo tratto della lenza, il più sottile, a cui si lega la mosca. Deve vedersi poco e posarsi piano.
- Gyotaku
- L’impronta di un pesce su carta, ottenuta inchiostrandolo e premendoci sopra un foglio. Da gyo, pesce, e taku, impronta per sfregamento. Ne parliamo in questa nota.
- Iwana
- Salmerino dei torrenti di montagna giapponesi; vive nei tratti più alti e freddi.
- Kebari
- La mosca artificiale della tenkara: un amo, del filo, una piuma. Semplice per scelta.
- Keiryu
- Torrente di montagna. Indica l’ambiente tipico della tenkara: acqua fredda, veloce, tra sassi e vegetazione fitta.
- Kingyo
- Il pesce rosso. La parola unisce «oro» e «pesce».
- Kingyo-sukui
- Il gioco delle feste in cui si raccolgono pesci rossi con un retino di carta. Lo raccontiamo in questa nota.
- Matsuri
- Festa popolare giapponese, spesso legata a un santuario o a una ricorrenza stagionale, con bancarelle di cibo e giochi.
- Namazu
- Il pesce gatto. Nel folclore giapponese un namazu gigantesco vive sotto terra e, agitandosi, provoca i terremoti. È il pesce dell’illustrazione in copertina.
- Poi
- Il retino del kingyo-sukui: un cerchio di plastica con il manico e un fondo di carta sottile, che in acqua dura poco.
- Posata
- Il modo in cui la mosca tocca l’acqua alla fine del lancio. Una buona posata è leggera e non fa rumore.
- Raschio
- Tratto di torrente basso e veloce, dove l’acqua corre increspata sopra la ghiaia. È il nome del secondo tratto in Tenkara.
- Sakasa kebari
- Mosca con le fibre della piuma rivolte in avanti, verso l’occhiello dell’amo. In acqua pulsano a ogni piccolo movimento della canna.
- Sumi
- L’inchiostro nero della calligrafia e della pittura giapponese, a base di fuliggine. È il nero classico del gyotaku.
- Tenkara
- Pesca a mosca tradizionale dei torrenti giapponesi, con canna fissa, lenza e mosca, senza mulinello. Vedi la nota.
- Washi
- Carta giapponese tradizionale, sottile e dalle fibre lunghe: resiste anche da umida, ed è per questo che si usa per stampare i pesci.
- Yamame
- Salmonide dei torrenti giapponesi, riconoscibile dalle macchie scure ovali lungo il fianco.
Come si leggono
La trascrizione in lettere latine del giapponese si legge quasi come è scritta, con poche avvertenze per chi parla italiano:
- le vocali suonano come le nostre, sempre brevi e nette;
- ch si legge come la «c» di «cena», sh come «sc» in «scena»;
- g è sempre dura, anche davanti a e e i: kingyo si pronuncia «kinghio»;
- k è la «c» di «casa»; w è una «u» rapida; y è una «i» che si appoggia alla vocale seguente;
- in giapponese non c’è un accento forte come in italiano: le sillabe hanno più o meno lo stesso peso.
Singolare e plurale
In giapponese i nomi non cambiano al plurale, e in italiano le parole straniere restano invariate: un poi, due poi; una kebari, molte kebari. Sul genere ci siamo regolati a orecchio e per analogia: la tenkara come «la pesca», il gyotaku come «il disegno», il poi come «il retino».
Le parole italiane della pesca
Chi non ha mai pescato potrebbe inciampare anche in quelle di casa nostra. Abboccata, ferrata, posata e finale sono termini correnti tra i pescatori a mosca; raschio è la parola con cui si indica, lungo un torrente, il tratto basso e veloce tra una buca e l’altra. Nei giochi le usiamo con il loro significato vero, non come etichette decorative: quando leggi «Ferra!», ti stiamo chiedendo esattamente quello.
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