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Nota prima

Kingyo-sukui, la pesca dei pesci rossi

Alle feste d’estate giapponesi c’è una bancarella dove si pesca con la carta. E la carta, com’è giusto, si bagna.

La parola si scompone facilmente: kingyo è il pesce rosso, sukui viene dal verbo che significa «raccogliere» come si raccoglie qualcosa con un mestolo. Kingyo-sukui è dunque, alla lettera, «raccogliere pesci rossi». In Giappone è uno dei giochi più riconoscibili delle feste popolari, i matsuri, soprattutto d’estate, accanto alle bancarelle del cibo e dei tiri a segno.

Com’è fatta la bancarella

Al centro c’è una vasca bassa e larga, piena d’acqua, dove nuotano decine di pesci rossi. I bambini, e parecchi adulti, si accovacciano sul bordo. Chi gioca riceve due cose: una ciotolina, che di solito galleggia sull’acqua o si tiene in mano, e un piccolo retino tondo con il manico.

Il retino si chiama poi, e la sua particolarità sta nel fondo: non è una rete ma un foglio di carta sottile, teso su un cerchio di plastica. Asciutta, la carta è abbastanza robusta. Bagnata, comincia subito a indebolirsi. Il gioco è tutto qui: si pesca finché la carta regge, e la carta non regge a lungo.

I pesci che si incontrano più spesso sono piccoli pesci rossi dal corpo affusolato; in mezzo a loro nuota spesso qualche demekin, la varietà dagli occhi sporgenti, in genere nera. Le regole di dettaglio, cioè quanti retini si ricevono e che cosa succede ai pesci presi, cambiano da una bancarella all’altra.

Perché la carta si rompe

Si rompe per tre ragioni, e chi gioca le impara in quest’ordine. La prima è l’acqua: più tempo il retino resta immerso, più la carta si ammorbidisce. La seconda è il movimento: spingere il retino di piatto contro l’acqua è come spingere un foglio contro il vento. La terza è il pesce stesso, che pesa poco ma si dibatte, e tende a farlo proprio al centro, dove la carta è più debole.

Da queste tre ragioni derivano i consigli che in Giappone si sentono ripetere a ogni festa, e che valgono come buon senso più che come regole:

  • immergere il retino di taglio, inclinato, invece che di piatto, così l’acqua scorre via senza premere sulla carta;
  • bagnarlo tutto in una volta e poi muoverlo poco, perché è il confine tra carta asciutta e carta bagnata che cede per primo;
  • scegliere un pesce vicino alla superficie e vicino alla ciotola, invece di inseguirne uno sul fondo;
  • far salire il pesce verso il bordo del retino, dove il cerchio di plastica lo sostiene, più che al centro;
  • tenere la ciotola accanto al retino, così il tragitto in aria dura un istante.

Chi ha la mano buona riesce a prendere diversi pesci con un solo retino. Chi è alla prima volta di solito lo buca al primo tentativo, ed è una parte prevista del divertimento.

Un gioco di pazienza travestito da gioco di velocità

Da fuori sembra una gara di riflessi: i pesci scappano, la carta ha i secondi contati, la gente attorno incita. In realtà chi va veloce perde quasi sempre. Il gesto che funziona è lento, continuo e un po’ obliquo; assomiglia più a sfilare un foglio da sotto una tazza che ad acchiappare qualcosa.

È forse per questo che il gioco piace a tutte le età. Un bambino lo vive come una caccia, un adulto come una prova di calma. E la carta che si scioglie, invece di essere un difetto, è il modo più onesto di segnare il tempo: non c’è un orologio, c’è solo un foglio che pian piano smette di essere un foglio.

Che cosa abbiamo tenuto nel gioco

In Kingyo abbiamo tenuto la vasca vista dall’alto, la ciotola che galleggia, il retino di carta e soprattutto la regola di fondo: la carta si consuma stando in acqua e si consuma molto di più con i movimenti bruschi. Abbiamo tenuto anche il demekin nero, a cui abbiamo dato un carattere timido per renderlo la preda difficile.

Abbiamo semplificato il resto. Nel gioco il retino non si inclina: basta farlo scivolare sotto il pesce e accompagnarlo. I retini sono sempre tre e i pesci hanno un punteggio, cosa che alla bancarella non esiste. E naturalmente i pesci del gioco sono fatti di codice: alla fine della partita restano tutti lì, a nuotare, pronti per la prossima.

Una nota di prudenza: quanto scritto qui descrive il gioco com’è comunemente raccontato. Le usanze locali variano, e sulla sua origine circolano versioni diverse che non abbiamo modo di verificare; per questo non ne diamo nessuna.

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