Vai al contenuto
Crimson Fuji Indice

Tre note a margine

Il quaderno

Da dove vengono i tre giochi: una festa d’estate, un torrente di montagna e un foglio di carta ancora umido.

Le pagine che seguono non sono un manuale e nemmeno un saggio. Sono appunti: quello che ci è sembrato utile sapere prima di trasformare tre usanze in tre giochi, scritto nel modo più semplice possibile.

Kingyo-sukui, la pesca dei pesci rossi

La bancarella dei pesci rossi alle feste d’estate, il retino di carta che si scioglie e l’arte di non avere fretta.

Leggi la nota · Gioca a Kingyo

Tenkara, la mosca senza mulinello

La pesca a mosca dei torrenti giapponesi: una canna, una lenza, una mosca, e nessun mulinello.

Leggi la nota · Gioca a Tenkara

Gyotaku, il pesce che si stampa

L’impronta del pesce su carta: nata per ricordare una cattura, diventata un modo di guardare.

Leggi la nota · Gioca a Gyotaku

Come sono scritte queste note

Abbiamo tenuto una regola sola: raccontare soltanto ciò che è comunemente noto e facile da verificare, e dirlo con prudenza. Non troverai date precise, nomi di maestri, primati o statistiche. Non perché non esistano, ma perché su tradizioni popolari come queste le versioni cambiano da una fonte all’altra, e un numero messo lì per fare scena è il modo più rapido di scrivere una cosa falsa.

Per lo stesso motivo usiamo spesso formule come «di solito» o «in genere». Una festa di quartiere a Tokyo e una sagra in un paese di montagna non montano la stessa bancarella; due pescatori sullo stesso torrente non legano la stessa mosca. Dove la pratica varia, lo diciamo.

Le parole giapponesi

Sono scritte in caratteri latini, come si trovano di solito nei testi italiani, e spiegate alla prima occasione. Abbiamo lasciato da parte i segni di vocale lunga per non appesantire la lettura: scriviamo gyotaku e keiryu, sapendo che una trascrizione rigorosa vorrebbe qualche trattino in più.

Due indicazioni di pronuncia, giusto per non leggerle storte: la g di gyotaku è dura, come in «ghiaccio»; la k si legge sempre come la nostra «c» di «casa»; la u finale di gyotaku si sente appena. Tutti i termini usati nel sito sono raccolti nel glossario, insieme a qualche parola italiana di pesca che compare nei giochi.

Che cosa c’entra con i giochi

Ogni gioco prende dalla sua tradizione un solo gesto e lo isola. In Kingyo è il movimento lento del retino sott’acqua; in Tenkara è la posata della mosca nel punto giusto; in Gyotaku è la mano che strofina la carta. Tutto il resto è semplificato senza rimorsi: nessun gioco sostituisce l’esperienza vera, e nessuno pretende di farlo.

Alla fine di ogni nota c’è un paragrafo intitolato «Che cosa abbiamo tenuto nel gioco», dove diciamo con chiarezza che cosa è fedele e che cosa è inventato per comodità. Ci sembrava il minimo.

Puoi leggerle prima di giocare, per sapere che cosa stai imitando, oppure dopo, quando ti viene il dubbio che un retino di carta non possa esistere davvero. Esiste, e si rompe proprio così.

Se trovi un’imprecisione, scrivici: l’indirizzo è nella pagina Contatti. Correggere una nota è più facile che strappare la carta di un retino.

Indice